E' di fine 2005 la notizia di una ricerca condotta all'Università della Tecnologia di Sidney dalla quale risulterebbe che l'utilizzo dei blog aiuta gli studenti a pensare e a scrivere con maggiore senso critico e che attraverso i blog anche gli studenti più ritrosi riescono a manifestare le proprie convinzioni, ad esprimersi e a partecipare attivamente ai vari dibattiti.
Ulteriori notizie sulla ricerca le potete trovare su ABC science online.
lunedì, dicembre 03, 2007
domenica, dicembre 02, 2007
S come Serendipity
1. autoesemplificazione
concetto riflessivo che si applica a un’idea (ipotesi, teoria) che si riferisce al suo stesso contenuto o è esemplificata dalla sua stessa storia.
2. invenzioni multiple indipendenti
risultato dell’azione congiunta della crescita di determinati tipi di conoscenza e dell’adozione delle medesime soluzioni da parte di scienziati e tecnologi innovativi concentrati sugli stessi temi.
3. primo incontro con il termine serendipity
determinato dalla convergenza di almeno quattro interessi: quello sociologico per il fenomeno generico delle conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali; quello metodologico per la logica della teorizzazione; quello per la storia e la sociologia della scienza; quello per i neologismi che si rendono necessari per descrivere fenomeni appena scoperti e idee appena emerse.
4. fecondità della ricerca empirica
quando è feconda, la ricerca empirica non solo verifica ipotesi derivate teoricamente ma dà anche origine a nuove ipotesi.
5. il dato fa parte della conoscenza esplicita e implicita del ricercatore
il dato imprevisto, anomalo e strategico non è solo un dato di fatto, ma è almeno in parte anche una costruzione cognitiva, una funzione dell’orientamento teoretico e della conoscenza sia esplicita che tacita dell’osservatore.
6. diffusione della parola serendipity attraverso i dizionari
7. loan words (prestiti linguistici)
esprit de l’escalier (spirito della scala);
scadenfreude (gioia maligna);
chutzpah (sfacciata impudenza, sfrontatezza faccia tosta).
8. integrare la prospettiva psicologica con quella sociologica
il caso favorisce le menti preparate, in particolare quelle che operano in microambienti che agevolano le impreviste interazioni socio cognitive tra esse, e che possono essere descritti come ambienti socio cognitivi serendipitosi.
9. paradigma (Kuhn)
conquiste scientifiche universalmente riconosciute che, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un determinato campo di ricerca.
10. kuhn e serendipity
l’opera principale di Kuhn costituisce un bell’esemplare, in forma schiettamente autoesemplificativa, di modello di serendipity in azione in un microambiente serendipitoso, dato che l’osservazione di un dato imprevisto, anomalo e strategico fornisce l’occasione per identificare un nuovo problema intermedio che, una volta esplorato, porta alla soluzione di un recalcitrante problema basilare.
11. Standard Scientific Article e Oblitared Scientific Serendipities
le differenze individuate da Jean Piaget tra il modo personale di sviluppare i propri pensieri e l’ordine nel quale essi vengono presentati agli altri;
falsificazione scientifica in termini sociologici dello SSA;
il saggio o la monografia scientifica si presentano con aspetto immacolato che poco o nulla lascia intravedere delle intuizioni, delle false partenze, degli errori, delle conclusioni approssimative e dei felici accidenti che ingombrano il lavoro di ricerca;
la documentazione pubblica della scienza non è in grado di fornire gran parte del materiale necessario alla ricostruzione del corso effettivo dello sviluppo scientifico;
discrepanza tra l’effettivo corso di un’indagine scientifica e sua documentazione pubblica.
12. il saggio scientifico è un inganno?
Medawar, Feynman, Hoffmann, Watson e Crick.
13. il viaggio di serendipity da parola arcaica a parola di moda
14. serendipity come concetto psicosociologico sistemico
la ricerca empirica, se feconda, non soltanto verifica ipotesi derivate teoricamente, ma da origine anche a nuove ipotesi. Ciò potrebbe essere definito la componente di serendipity della ricerca, cioè la scoperta, dovuta alla fortuna o alla sagacia, di risultati ai quali non si era pensato.
15. il modello della serendipity
si riferisce all’esperienza, abbastanza comune, che coonsiste nell’osservare un dato imprevisto, anomalo e strategico che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente.
Ciascuno di tali elementi del modello può venire descritto facilmente. Prima di tutto, il dato è imprevisto. Una ricerca diretta alla verifica di un’ipotesi, dà luogo ad un sotto prodotto fortuito, ad una osservazione inattesa che ha incidenza rispetto a teorie che, all’inizio della ricerca, non erano in questione.
Secondariamente, l’osservazione è anomala, sorprendente, perché sembra incongruente rispetto alla teoria prevalente, o rispetto a fatti già stabiliti. In ambedue i casi, l’apparente incongruenza provoca curiosità; essa stimola il ricercatore a trovare un senso al nuovo dato, a inquadrarlo in un più ampio orizzonte di conoscenze.
In terzo luogo, affermando che il fatto imprevisto deve essere strategico, cioè deve avere implicazioni che incidono sulla teoria generalizzata, ci riferiamo, naturalmente, più che al dato stesso, a ciò che l’osservatore aggiunge al dato.
Com’è ovvio, il dato richiede un osservatore che sia sensibilizzato teoricamente, capace di scoprire l’universale nel particolare. Dopo tutto, gli uomini hanno osservato per secoli fatti "banali" come lapsus linguae o lapsus calami, sviste tipografiche e arnese, ma era necessaria la sensibilità teorica di un Freud per considerare questi fatti come dati strategici, grazie ai quali egli poteva ampliare la sua teoria della repressione e degli atti sintomatici.
16. la serendipity aiuta a comprendere la ricerca scientifica
17. la serendipity come linea di indagine
intervista a Carninci
18. la serendipity come creatrice di opportunità per nuove scoperte scientifiche
concetto riflessivo che si applica a un’idea (ipotesi, teoria) che si riferisce al suo stesso contenuto o è esemplificata dalla sua stessa storia.
2. invenzioni multiple indipendenti
risultato dell’azione congiunta della crescita di determinati tipi di conoscenza e dell’adozione delle medesime soluzioni da parte di scienziati e tecnologi innovativi concentrati sugli stessi temi.
3. primo incontro con il termine serendipity
determinato dalla convergenza di almeno quattro interessi: quello sociologico per il fenomeno generico delle conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali; quello metodologico per la logica della teorizzazione; quello per la storia e la sociologia della scienza; quello per i neologismi che si rendono necessari per descrivere fenomeni appena scoperti e idee appena emerse.
4. fecondità della ricerca empirica
quando è feconda, la ricerca empirica non solo verifica ipotesi derivate teoricamente ma dà anche origine a nuove ipotesi.
5. il dato fa parte della conoscenza esplicita e implicita del ricercatore
il dato imprevisto, anomalo e strategico non è solo un dato di fatto, ma è almeno in parte anche una costruzione cognitiva, una funzione dell’orientamento teoretico e della conoscenza sia esplicita che tacita dell’osservatore.
6. diffusione della parola serendipity attraverso i dizionari
7. loan words (prestiti linguistici)
esprit de l’escalier (spirito della scala);
scadenfreude (gioia maligna);
chutzpah (sfacciata impudenza, sfrontatezza faccia tosta).
8. integrare la prospettiva psicologica con quella sociologica
il caso favorisce le menti preparate, in particolare quelle che operano in microambienti che agevolano le impreviste interazioni socio cognitive tra esse, e che possono essere descritti come ambienti socio cognitivi serendipitosi.
9. paradigma (Kuhn)
conquiste scientifiche universalmente riconosciute che, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un determinato campo di ricerca.
10. kuhn e serendipity
l’opera principale di Kuhn costituisce un bell’esemplare, in forma schiettamente autoesemplificativa, di modello di serendipity in azione in un microambiente serendipitoso, dato che l’osservazione di un dato imprevisto, anomalo e strategico fornisce l’occasione per identificare un nuovo problema intermedio che, una volta esplorato, porta alla soluzione di un recalcitrante problema basilare.
11. Standard Scientific Article e Oblitared Scientific Serendipities
le differenze individuate da Jean Piaget tra il modo personale di sviluppare i propri pensieri e l’ordine nel quale essi vengono presentati agli altri;
falsificazione scientifica in termini sociologici dello SSA;
il saggio o la monografia scientifica si presentano con aspetto immacolato che poco o nulla lascia intravedere delle intuizioni, delle false partenze, degli errori, delle conclusioni approssimative e dei felici accidenti che ingombrano il lavoro di ricerca;
la documentazione pubblica della scienza non è in grado di fornire gran parte del materiale necessario alla ricostruzione del corso effettivo dello sviluppo scientifico;
discrepanza tra l’effettivo corso di un’indagine scientifica e sua documentazione pubblica.
12. il saggio scientifico è un inganno?
Medawar, Feynman, Hoffmann, Watson e Crick.
13. il viaggio di serendipity da parola arcaica a parola di moda
14. serendipity come concetto psicosociologico sistemico
la ricerca empirica, se feconda, non soltanto verifica ipotesi derivate teoricamente, ma da origine anche a nuove ipotesi. Ciò potrebbe essere definito la componente di serendipity della ricerca, cioè la scoperta, dovuta alla fortuna o alla sagacia, di risultati ai quali non si era pensato.
15. il modello della serendipity
si riferisce all’esperienza, abbastanza comune, che coonsiste nell’osservare un dato imprevisto, anomalo e strategico che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente.
Ciascuno di tali elementi del modello può venire descritto facilmente. Prima di tutto, il dato è imprevisto. Una ricerca diretta alla verifica di un’ipotesi, dà luogo ad un sotto prodotto fortuito, ad una osservazione inattesa che ha incidenza rispetto a teorie che, all’inizio della ricerca, non erano in questione.
Secondariamente, l’osservazione è anomala, sorprendente, perché sembra incongruente rispetto alla teoria prevalente, o rispetto a fatti già stabiliti. In ambedue i casi, l’apparente incongruenza provoca curiosità; essa stimola il ricercatore a trovare un senso al nuovo dato, a inquadrarlo in un più ampio orizzonte di conoscenze.
In terzo luogo, affermando che il fatto imprevisto deve essere strategico, cioè deve avere implicazioni che incidono sulla teoria generalizzata, ci riferiamo, naturalmente, più che al dato stesso, a ciò che l’osservatore aggiunge al dato.
Com’è ovvio, il dato richiede un osservatore che sia sensibilizzato teoricamente, capace di scoprire l’universale nel particolare. Dopo tutto, gli uomini hanno osservato per secoli fatti "banali" come lapsus linguae o lapsus calami, sviste tipografiche e arnese, ma era necessaria la sensibilità teorica di un Freud per considerare questi fatti come dati strategici, grazie ai quali egli poteva ampliare la sua teoria della repressione e degli atti sintomatici.
16. la serendipity aiuta a comprendere la ricerca scientifica
17. la serendipity come linea di indagine
intervista a Carninci
18. la serendipity come creatrice di opportunità per nuove scoperte scientifiche
sabato, dicembre 01, 2007
Piero Carninci
Un esempio concreto di ricerca realizzata in ambiente serendipitoso nella conversazione - intervista con Piero Carninci, leader del consorzio di scienziati Fantom 3 che ha scoperto le nuove funzioni del trascrittoma (RNA), pubblicata su Technology Review Italia.
sabato, giugno 16, 2007
Andrea Pastorello
Italiano, dottorato di ricerca a Padova, oggi all'Università di Belfast, dirige il gruppo internazionale di astronomi che ha osservato il “lampo” luminoso della durata di alcuni giorni, seguito a distanza di due anni da una esplosione di Supernova avvenuto in una remota galassia in seguito alla "morte" di una stella di almeno 60 volte la massa del nostro Sole.
venerdì, giugno 01, 2007
Cervelli Export
Pietro Greco
Claudia Di Giorgio, Cervelli Export, AdnKronos libri, Roma, 2003
Claudia Di Giorgio mostra come la fuga dei cervelli dall'Italia abbia conosciuto due stagioni, intramezzate da un breve e felice intervallo che potremmo chiamare età del Parnaso.
La prima stagione è quella associata alla seconda guerra mondiale e inaugurata dalle leggi razziali sciaguratamente varate dal regime fascista nel 1938.
In quella stagione l'Italia perse molti cervelli.
Enrico Fermi e tutti i ragazzi di via Panisperna (tranne uno, Edoardo Amaldi). Bruno Rossi, il maestro di Riccardo Giacconi. Da Torino subito dopo la guerra partirono tre giovani biologi, allievi di Giuseppe Levi, destinati a vincere, negli Usa, altrettanti premi Nobel: Salvatore Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini.
Tuttavia, dopo la guerra, quel primo flusso in uscita sostanzialmente finì. Iniziò una breve eppure densa stagione di rinascita.
Durante la quale molti scienziati italiani partivano, ma molti scienziati stranieri venivano nel nostro paese: basti ricordare il premio Nobel inglese Boris Chain e lo svizzero Daniel Bovet, che otterrà il Nobel per attività di ricerca svolte in Italia.
Insomma, l'Italia sembrava un paese come gli altri, in Occidente, desideroso di ricostruire la sua economia post-bellica con la formula cara a Joseph Schumpeter dello "sviluppo attraverso la ricerca".
Esempi: l'impulso che alla Fisica italiana conferisce Edoardo Amaldi, quello che alla Chimica italiana conferisce Giulio Natta, quello che alla Biologia conferisce Adriano Buzzati-Traverso.
E questo mentre l'industria italiana riusciva a competere innovando nei settori della Meccanica, della Chimica, dell'Elettronica, della Farmaceutica.
Poi, all'inizio degli anni '60, la stagione del Parnaso è finita. In un conflitto politico ed economico (con risvolti giudiziari: vedi i processi a Felice Ippolito e a Domenico Marotta), a carattere strategico, ha prevalso nel nostro Paese il composito gruppo di chi riteneva un lusso la ricerca scientifica e perdente la competizione economica nei settori di punta. Meglio far svolgere la ricerca scientifica ad altri e ritagliare all'industria italiana una nicchia nel campo delle commodities, dei beni di largo consumo a bassa intensità di innovazione.
Risultati di questo conflitto storico sono stati: la progressiva erosione della grande industria italiana, ormai virtualmente scomparsa; lo sviluppo frenato della scienza nelle Università e nei centri pubblici di ricerca; la mancanza quasi assoluta di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico nelle industrie.
L'insieme di questi componenti ha alimentato la "fuga dei cervelli". L'Università italiana formava (spesso bene) giovani aspiranti ricercatori che la stessa Università, gli Enti pubblici di ricerca e, soprattutto, l'industria non assorbiva. E così questi giovani hanno iniziato ad andare all'estero, dove hanno trovato le migliore opportunità per valorizzare il loro sapere.
È questa la Nemesi associata alla fine della breve stagione del Parnaso. L'Italia ha continuato e continua a investire per formare scienziati che poi hanno lavorato e tuttora lavorano allo sviluppo dei Paesi competitori. E tutto senza (mostrare di) averne coscienza.
Claudia Di Giorgio, Cervelli Export, AdnKronos libri, Roma, 2003
Claudia Di Giorgio mostra come la fuga dei cervelli dall'Italia abbia conosciuto due stagioni, intramezzate da un breve e felice intervallo che potremmo chiamare età del Parnaso.
La prima stagione è quella associata alla seconda guerra mondiale e inaugurata dalle leggi razziali sciaguratamente varate dal regime fascista nel 1938.
In quella stagione l'Italia perse molti cervelli.
Enrico Fermi e tutti i ragazzi di via Panisperna (tranne uno, Edoardo Amaldi). Bruno Rossi, il maestro di Riccardo Giacconi. Da Torino subito dopo la guerra partirono tre giovani biologi, allievi di Giuseppe Levi, destinati a vincere, negli Usa, altrettanti premi Nobel: Salvatore Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini.
Tuttavia, dopo la guerra, quel primo flusso in uscita sostanzialmente finì. Iniziò una breve eppure densa stagione di rinascita.
Durante la quale molti scienziati italiani partivano, ma molti scienziati stranieri venivano nel nostro paese: basti ricordare il premio Nobel inglese Boris Chain e lo svizzero Daniel Bovet, che otterrà il Nobel per attività di ricerca svolte in Italia.
Insomma, l'Italia sembrava un paese come gli altri, in Occidente, desideroso di ricostruire la sua economia post-bellica con la formula cara a Joseph Schumpeter dello "sviluppo attraverso la ricerca".
Esempi: l'impulso che alla Fisica italiana conferisce Edoardo Amaldi, quello che alla Chimica italiana conferisce Giulio Natta, quello che alla Biologia conferisce Adriano Buzzati-Traverso.
E questo mentre l'industria italiana riusciva a competere innovando nei settori della Meccanica, della Chimica, dell'Elettronica, della Farmaceutica.
Poi, all'inizio degli anni '60, la stagione del Parnaso è finita. In un conflitto politico ed economico (con risvolti giudiziari: vedi i processi a Felice Ippolito e a Domenico Marotta), a carattere strategico, ha prevalso nel nostro Paese il composito gruppo di chi riteneva un lusso la ricerca scientifica e perdente la competizione economica nei settori di punta. Meglio far svolgere la ricerca scientifica ad altri e ritagliare all'industria italiana una nicchia nel campo delle commodities, dei beni di largo consumo a bassa intensità di innovazione.
Risultati di questo conflitto storico sono stati: la progressiva erosione della grande industria italiana, ormai virtualmente scomparsa; lo sviluppo frenato della scienza nelle Università e nei centri pubblici di ricerca; la mancanza quasi assoluta di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico nelle industrie.
L'insieme di questi componenti ha alimentato la "fuga dei cervelli". L'Università italiana formava (spesso bene) giovani aspiranti ricercatori che la stessa Università, gli Enti pubblici di ricerca e, soprattutto, l'industria non assorbiva. E così questi giovani hanno iniziato ad andare all'estero, dove hanno trovato le migliore opportunità per valorizzare il loro sapere.
È questa la Nemesi associata alla fine della breve stagione del Parnaso. L'Italia ha continuato e continua a investire per formare scienziati che poi hanno lavorato e tuttora lavorano allo sviluppo dei Paesi competitori. E tutto senza (mostrare di) averne coscienza.
giovedì, maggio 31, 2007
Bilancia tecnologica dei pagamenti italiana
(migliaia di Euro)
1992 -589.393
1993 -682.000
1994 -752.499
1995 -324.869
1996 -544.674
1997 -208.166
1998 -523.558
1999 -815.814
2000 -758.484
2001 -844.959
2002 -16.715
2003 -608.240
2004 -167.755
2005 -231.643
1992 -589.393
1993 -682.000
1994 -752.499
1995 -324.869
1996 -544.674
1997 -208.166
1998 -523.558
1999 -815.814
2000 -758.484
2001 -844.959
2002 -16.715
2003 -608.240
2004 -167.755
2005 -231.643
mercoledì, maggio 16, 2007
I cervelli fuggiti
Riccardo Giacconi, Premio Nobel per la Fisica 2002 e "cervello in fuga" dall'Italia 1954 è nato a Genova, si è laureato a Milano ma è solo negli Stati Uniti d'America che, verso la metà degli anni '50 del XX secolo, ha avuto la possibilità di lavorare e cogliere risultati giudicati di assoluta eccellenza dalla Reale Accademia delle Scienze di Stoccolma.
Ignazio Marino, il cardiochirurgo ha lasciato Palermo per gli Stati Uniti dopo uno scontro, perduto, con la burocrazia e la politica locale.
Giovanni Bignami, fisico e direttore scientifico dell'Agenzia Spaziale Italiana, che nelle medesime settimane ha lasciato l'Italia per la Francia, vittima di un'interpretazione piuttosto radicale e autolesionista dello spoils system da parte della nuova maggioranza di governo.
Piero Carninci
L. Ballerini, P. Bernardini, S. Bertolo, S. Capelli, L. Ferasin, L. Floridi, A. Frabetti, G. Germano, Riccardo Giacconi, S. Giovanardi, R. Giovanelli, R. Lionello, M. Mazzotti, S. Marcora, S. Mauro, S. Mirti, E. Piazza, G. Pintucci, C. Poppi, A. Raimondo, N. Terrenato, N. Tirelli
Ignazio Marino, il cardiochirurgo ha lasciato Palermo per gli Stati Uniti dopo uno scontro, perduto, con la burocrazia e la politica locale.
Giovanni Bignami, fisico e direttore scientifico dell'Agenzia Spaziale Italiana, che nelle medesime settimane ha lasciato l'Italia per la Francia, vittima di un'interpretazione piuttosto radicale e autolesionista dello spoils system da parte della nuova maggioranza di governo.
Piero Carninci
L. Ballerini, P. Bernardini, S. Bertolo, S. Capelli, L. Ferasin, L. Floridi, A. Frabetti, G. Germano, Riccardo Giacconi, S. Giovanardi, R. Giovanelli, R. Lionello, M. Mazzotti, S. Marcora, S. Mauro, S. Mirti, E. Piazza, G. Pintucci, C. Poppi, A. Raimondo, N. Terrenato, N. Tirelli
lunedì, aprile 16, 2007
National Science Foundation
Nel periodo 1998 – 2001 la percentuale di PhD italiani di tutte le discipline che hanno deciso di rimanere negli Stati Uniti è stata del 49,8% a fronte del 36,5% del periodo 1990-1993
martedì, marzo 13, 2007
Fabrizio Saccomanni
Fabrizio Saccomanni, Direttore Generale della Banca d’Italia, nel corso della sua audizione nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulle istituzioni ed i processi di governo della globalizzazione condotta dalla Camera dei Deputati, ha affermato che “negli ultimi venti anni anche il mercato internazionale del knowhow si è sviluppato in misura significativa, con un aumento di circa tredici volte del valore delle royalties e delle cessioni di licenze; dapprima limitato ai paesi avanzati, oggi a tale mercato hanno accesso anche soggetti residenti nei paesi emergenti o in via di sviluppo, per una quota pari al 13 per cento. La stessa attività di produzione dell’innovazione (R&S) tende a delocalizzarsi internazionalmente; da stime dell’UNCTAD si evince che circa il 16 per cento della spesa globale del settore privato in attività di R&S viene effettuata presso consociate estere di imprese multinazionali, a fronte dell’11 per cento dieci anni fa. Questo processo ha consentito ad alcuni paesi emergenti asiatici, primi di tutti la Corea e Taiwan, di sviluppare una loro significativa capacità di innovazione.
sabato, novembre 18, 2006
Per genio e per cosa
di Andrea Lagomarsini
Dopo un grande sforzo fisico arriva sempre il momento dell’acido lattico. Il tempo necessario allo smaltimento della “stanchezza” dipende dal livello di preparazione ma la sensazione di torpore e congestione è identica per tutti. In questo periodo, quando l’eccitazione adrenalinica dei momenti della prestazione svaniscono lentamente, si tirano le somme dell’accaduto.
Durante la prestazione, sembra che tutto sia perfetto, che tutto si incastri come in un complesso puzzle fatto al primo tentativo. Tutti gli ingranaggi ruotano perfettamente e la prestazione sembra straordinaria, oltrepassi trionfante il traguardo, vinci, ma dopo arriva il momento della riflessione.
Dopo un grande sforzo fisico arriva sempre il momento dell’acido lattico. Il tempo necessario allo smaltimento della “stanchezza” dipende dal livello di preparazione ma la sensazione di torpore e congestione è identica per tutti. In questo periodo, quando l’eccitazione adrenalinica dei momenti della prestazione svaniscono lentamente, si tirano le somme dell’accaduto.
Durante la prestazione, sembra che tutto sia perfetto, che tutto si incastri come in un complesso puzzle fatto al primo tentativo. Tutti gli ingranaggi ruotano perfettamente e la prestazione sembra straordinaria, oltrepassi trionfante il traguardo, vinci, ma dopo arriva il momento della riflessione.
lunedì, ottobre 23, 2006
La scuola e la tecnica
La manifestazione di Sarzana, egregiamente organizzata dal gruppo Apai, ha esplicitato, attraverso approcci nuovi ed originali, l’esigenza, diventata ormai oggi una vera e propria emergenza, di “fare sistema” (espressione spesso abusata, ma mai come in questo contesto adatta) attorno alle strategie di rilancio dell’innovazione tecnologica e scientifica, per una indispensabile crescita di competitività del nostro paese e dell’UE nel suo complesso.
mercoledì, ottobre 18, 2006
Una palestra di sogni
di Andrea Lagomarsini
L'informatica è una sorta di magia, che nasce dentro a una persona dalla tenera età, si mescola con i pensieri e inizia piano piano a concretizzarsi solo quando si inizia a padroneggiare uno dei tanti linguaggi che io chiamo "dei sogni".
Così ho iniziato a nove anni a scrivere i miei di sogni.
Dapprima un piccolo "Ciao Mondo", che si stagliava sul mio monitor a fosfori verdi come se fosse il primo passo sulla luna del genere umano. Poi una tastiera musicale elettronica, che trasformava i tasti del pc in inascoltabili tremolii sonori. Poi ancora le cose molto strutturate e complesse che oggi mi rendono un programmatore e mi danno il pane.
Quindi una passione, un modo per concretizzare i propri pensieri, che diventa un occupazione, una professione, una ragione di vita.
L'informatica è una sorta di magia, che nasce dentro a una persona dalla tenera età, si mescola con i pensieri e inizia piano piano a concretizzarsi solo quando si inizia a padroneggiare uno dei tanti linguaggi che io chiamo "dei sogni".
Così ho iniziato a nove anni a scrivere i miei di sogni.
Dapprima un piccolo "Ciao Mondo", che si stagliava sul mio monitor a fosfori verdi come se fosse il primo passo sulla luna del genere umano. Poi una tastiera musicale elettronica, che trasformava i tasti del pc in inascoltabili tremolii sonori. Poi ancora le cose molto strutturate e complesse che oggi mi rendono un programmatore e mi danno il pane.
Quindi una passione, un modo per concretizzare i propri pensieri, che diventa un occupazione, una professione, una ragione di vita.
lunedì, ottobre 16, 2006
A Sarzana ci incontrammo
Per fatal combinazion? Niente affatto.
Grazie al lavoro e alla genialità di Andrea Lagomarsini, Marco Marchi, Laura Marchini e della Apai Band che hanno organizzato uno splendido numero zero di Tecknos, una giornata di discussioni, di dimostrazioni, di confronto intorno al tema innovazione.
A giugno 2007 il prossimo appuntamento.
Per saperne di più, contribuire con le vostre idee e le vostre proposte a questo straordinario progetto visitate il sito di Tecknos.
Per conoscere più da vicino Apai il click giusto è invece questo.
Buona navigazione.
Grazie al lavoro e alla genialità di Andrea Lagomarsini, Marco Marchi, Laura Marchini e della Apai Band che hanno organizzato uno splendido numero zero di Tecknos, una giornata di discussioni, di dimostrazioni, di confronto intorno al tema innovazione.
A giugno 2007 il prossimo appuntamento.
Per saperne di più, contribuire con le vostre idee e le vostre proposte a questo straordinario progetto visitate il sito di Tecknos.
Per conoscere più da vicino Apai il click giusto è invece questo.
Buona navigazione.
venerdì, ottobre 13, 2006
Serendipity Link
Idee in cantiere Rassegna.it
Allestire il cantiere delle idee Nòva Il Sole 24 Ore
Le nuove frontiere della genetica La Stampa Web
Per genio e per caso, again La Stampa Web
Per genio e per caso, conversazione con Piero Carninci Technology Review
Per genio e per caso La Stampa Web
Allestire il cantiere delle idee Nòva Il Sole 24 Ore
Le nuove frontiere della genetica La Stampa Web
Per genio e per caso, again La Stampa Web
Per genio e per caso, conversazione con Piero Carninci Technology Review
Per genio e per caso La Stampa Web
mercoledì, ottobre 11, 2006
Galli che cantano
di Antonio Esposito
Quante volte, tante, troppe, sentiamo politici, esperti, manager di qualche tipo che, grazie ad un veicolo mediatico, spiegano al “popolo ignorante” le cose che il popolo non sa e che ha bisogno di sapere per comprendere il significato delle decisioni prese.
Un esempio tipico è dato dalla giustificazione delle proprie decisioni sulla base di quanto accade in altri paesi.
Siete scontenti – questo il leit motiv ricorrente – e allora sappiate che nelle altre nazioni le cose funzionano proprio così.
La cosa, di per sé assai poco edificante dato che una decisione sbagliata non diventa giusta perché è stata presa anche da altre parti, diventa addirittura inquietante quando scopri che molti di questi signori hanno al massimo visitato ma mai effettivamente vissuto (la differenza non dovrebbe loro sfuggire) nei posti che citano così di frequente.
Qual’è l’origine di questo comportamento?
Personalmente, sono arrivato a una conclusione che cercherò di spiegare, come sono solito fare con qualunque fenomeno naturale mi capiti di analizzare, con un immagine. Nel caso specifico una largamente in uso a Napoli: “Fare il Gallo sulla Munnezza (*)”.
Quante volte, tante, troppe, sentiamo politici, esperti, manager di qualche tipo che, grazie ad un veicolo mediatico, spiegano al “popolo ignorante” le cose che il popolo non sa e che ha bisogno di sapere per comprendere il significato delle decisioni prese.
Un esempio tipico è dato dalla giustificazione delle proprie decisioni sulla base di quanto accade in altri paesi.
Siete scontenti – questo il leit motiv ricorrente – e allora sappiate che nelle altre nazioni le cose funzionano proprio così.
La cosa, di per sé assai poco edificante dato che una decisione sbagliata non diventa giusta perché è stata presa anche da altre parti, diventa addirittura inquietante quando scopri che molti di questi signori hanno al massimo visitato ma mai effettivamente vissuto (la differenza non dovrebbe loro sfuggire) nei posti che citano così di frequente.
Qual’è l’origine di questo comportamento?
Personalmente, sono arrivato a una conclusione che cercherò di spiegare, come sono solito fare con qualunque fenomeno naturale mi capiti di analizzare, con un immagine. Nel caso specifico una largamente in uso a Napoli: “Fare il Gallo sulla Munnezza (*)”.
martedì, ottobre 10, 2006
About RVC
Per ora due. Napoletani per caso. Quello che senza che ne abbiamo merito, o colpa, ci fa nascere nella fift avenue di New York, in una favelas brasiliana o, come nel nostro caso, in una meravigliosa, insopportabile città chiamata Napoli.
E la voglia (*) di raccontare storie di innovazione. Scientifica. Tecnologica. Sociale. Politica.
Se proprio non potete fare a meno di sapere chi siamo nel mondo là fuori cliccate qui.
Qui a per genio e per caso siamo tutti RVC (**). Autori. Menestrelli. Affabulatori. Sognatori. Inventori. Polemici Q.B. Impermeabili alle banalità. Cercatori di genialità.
Partecipare è facile. Scrivete le vostre storie di ordinaria genialità. Straordinaria innovazione. Firmateli RVC e inviate una vostra breve bio (per i curiosi incalliti).
Benvenuti.
(*) sarà un caso che nella lingua napoletana ho voglia si dice teng’ genio?
(**) chi indovina cosa significa vince un viaggio al CERN di Ginevra. Sono esclusi dal concorso tutti coloro che sono stati in Giappone negli ultimi venti anni.
E la voglia (*) di raccontare storie di innovazione. Scientifica. Tecnologica. Sociale. Politica.
Se proprio non potete fare a meno di sapere chi siamo nel mondo là fuori cliccate qui.
Qui a per genio e per caso siamo tutti RVC (**). Autori. Menestrelli. Affabulatori. Sognatori. Inventori. Polemici Q.B. Impermeabili alle banalità. Cercatori di genialità.
Partecipare è facile. Scrivete le vostre storie di ordinaria genialità. Straordinaria innovazione. Firmateli RVC e inviate una vostra breve bio (per i curiosi incalliti).
Benvenuti.
(*) sarà un caso che nella lingua napoletana ho voglia si dice teng’ genio?
(**) chi indovina cosa significa vince un viaggio al CERN di Ginevra. Sono esclusi dal concorso tutti coloro che sono stati in Giappone negli ultimi venti anni.
mercoledì, febbraio 01, 2006
domenica, gennaio 01, 2006
Questo l'ha detto lui
Wullie Sutton era una mente criminale, a suo modo un genio. Una volta gli chiesero: Willie, perché rapini le banche?”. Rispose papale papale: “perché è lì che ci sono i soldi”.
William Irwin
Il talento è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma questa fonte perde ogni valore se non se ne fa un giusto uso.
Ludwig Wittgenstein
Sono nato senza conoscere, e ho avuto solo un pò di tempo per cambiare, qua e là, questa mia condizione.
Richard Feynman
Non c’è una testa che non sarebbe interessante. Basta soltanto entrarci dentro.
Elias Canetti
Ho un rapporto catastrofico con la tecnologia: se passo sotto ad un lampadario a gocce, si mette a piovere.
Woody Allen
La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza.
Albert Einstein
L'essere confutabile non è certo la minore attrattiva di una teoria; proprio per questo attira i cervelli più sottili.
Frederick Nietzsche
Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono.
Galileo Galilei
Bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra. Piero Angela
La grande tragedia della scienza: il massacro di una bella ipotesi da parte di un brutto dato di fatto.
Thomas Henry Huxley
Tutte le scienze esatte sono dominate dall'approssimazione.
Bertrand Russell
Questa è l'essenza della scienza: fai una domanda sconveniente e sei sulla strada giusta per ricevere una risposta pertinente.
Jacob Bronowski
William Irwin
Il talento è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma questa fonte perde ogni valore se non se ne fa un giusto uso.
Ludwig Wittgenstein
Sono nato senza conoscere, e ho avuto solo un pò di tempo per cambiare, qua e là, questa mia condizione.
Richard Feynman
Non c’è una testa che non sarebbe interessante. Basta soltanto entrarci dentro.
Elias Canetti
Ho un rapporto catastrofico con la tecnologia: se passo sotto ad un lampadario a gocce, si mette a piovere.
Woody Allen
La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza.
Albert Einstein
L'essere confutabile non è certo la minore attrattiva di una teoria; proprio per questo attira i cervelli più sottili.
Frederick Nietzsche
Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono.
Galileo Galilei
Bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra. Piero Angela
La grande tragedia della scienza: il massacro di una bella ipotesi da parte di un brutto dato di fatto.
Thomas Henry Huxley
Tutte le scienze esatte sono dominate dall'approssimazione.
Bertrand Russell
Questa è l'essenza della scienza: fai una domanda sconveniente e sei sulla strada giusta per ricevere una risposta pertinente.
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